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PERSONAGGI (2005, 2010 - 2011)
di Michele Serra, Antonio Albanese
scritto con Piero Guerrera, Enzo Santin, Giampiero Solari
regia di
Giampiero Solari.

Lo spettacolo Personaggi nel corso del tempo si arricchisce delle nuove maschere create da Antonio Albanese, divenendo la summa dei suoi spettacoli teatrali.

Che cosa hanno in comune i mille volti con i quali Antonio Albanese racconta il presente? L'umanità.
La realtà diventa teatro attraverso Epifanio, L'Ottimista, il Sommelier, Cetto La Qualunque, Alex Drastico e Perego, maschere e insieme prototipi della nostra società, visi conosciuti che si ritrovano nel vicino di casa, nell'amico del cuore, in noi stessi.
Lo spettacolo Personaggi riunisce alcuni tra i volti creati da Antonio Albanese: dall'immigrato che non riesce a inserirsi al Nord, all'imprenditore che lavora 16 ore al giorno, dal sommelier serafico nel decantare il vino, al candidato politico poco onesto, dal visionario Ottimista "abitante di un mondo perfetto" al tenero Epifanio e i suoi sogni internazionali.
Personaggi appunto che in questi anni abbiamo imparato a conoscere e ad amare, dove la nevrosi, l'alienazione, il soliloquio nei rapporti umani e lo scardinamento affettivo della famiglia, l'ottimismo insensato e il vuoto ideologico contribuiscono a tessere la trama scritta da Michele Serra e Antonio Albanese.
In scena uomini del Sud e del Nord, uomini alti e bassi, grassi e magri, ricchi e poveri, ottimisti e qualunquisti. Maschere irriverenti e grottesche specchio di una realtà guardata con occhio attento a carpirne i difetti, le abitudini e i tic.
Una galleria di anti-eroi che svelano un mondo fatto di ossessioni, paure, deliri di onnipotenza e scorciatoie, ma dove alla fine anche la poesia trova posto.
Un recital che racconta, con corrosiva comicità e ritmo serrato, un mondo popolato da personaggi tipici del nostro tempo, dal pensiero contemporaneo interpretato con dirompente fisicità.
"Vorrei che dopo un mio spettacolo tutti si sentissero un po' meno soli, un po' più allegri, un po' più forti, vorrei abbracciarli tutti. La risata è un abbraccio, un bisogno che ci sarà sempre."
Antonio Albanese



LE CONVENIENZE ED INCONVENIENZE TEATRALI (2009)
Teatro Alla Scala – Regia lirica - Farsa in un atto
di Gaetano Donizetti
libretto di Domenico Gilardoni
direttore Marco Guidarini.

Proseguendo la tradizione drammaturgica di Benedetto
Marcello, Goldoni, Gozzi e Metastasio, di sottoporre il diffuso malcostume dell'opera in musica ad una critica pungente e sardonica, Le convenienze ed inconvenienze teatrali, prende spunto da due commedie scritte da Antonio Simone Sografi fra il 1794 e il 1816, in cui vengono derisi quei "diritti, presunti o veri, che ciaschedun personaggio pretende di sostenere rigorosamente in teatro per i quali ben spesso non piacciono le opere, o i balli, s'irrita il pubblico, vanno in rovina gl'impresari, e si rendono ridicoli i virtuosi".
La scena si apre con la prova di un'opera seria. Il clima si presenta subito molto acceso: la prima donna (Daria) e la seconda (Luigia) si contendono il palcoscenico, complice una madre insopportabile, Agata (basso "en travestì"), che parteggia per la propria figlia (la seconda donna). Di fronte a tali battibecchi, musico e tenore fuggono e l'ispettore decide di assegnare nuovamente i ruoli per non annullare l'opera. Il risultato è decisamente "inconveniente": Agata sostituisce Daria in un'esilarante parodia della celebre aria di Desdemona dell'Otello di Rossini, Assisa a piè d'un salice che diventa Assisa a piè d'un sacco, il baritono Procolo subentra al tenore stonando miseramente, Daria pretende di cantare alla fine dell'opera, per poter riposarsi. Tutti si cimentano in una serie di "arie di baule". Alla fine, per evitare di pagare i costi di produzione, gli artisti si danno alla fuga, lasciando l'Impresario in preda alla disperazione.



PSICOPARTY (2005)
di Antonio Albanese e Michele Serra
scritto con Giampiero Solari, Piero Guerrera e Enzo Santin
regia di Giampiero Solari.


Psicoparty nasce come spettacolo sulla paura, o meglio su le paure. Quelle lecite e quelle illecite, quelle che aiutano a guardarsi dentro e quelle che impediscono di vivere. Quelle che ci trasformano in maschere sbigottite, le maschere che Albanese incarna perfino anatomicamente con la fisicità stravolta dei suoi personaggi. Quelle che ci paralizzano, immobilizzandoci dentro le nostre abitudini, dentro i nostri lussi e dentro i nostri egoismi. Le paure che il potere amministra con tanta sapienza, per trarne il prezioso vantaggio di saperci spaventati….
Lo spettro del terrorismo, l'ansia del quotidiano, la ridicola fatica di mantenersi rispettabili, e in fondo a tutte la vera paura, quella di non riuscire più a godersi la vita, la paura di essere felici, di saper stare bene.
Per questo spettacolo con Albanese si e' riunito lo stesso piccolo e affiatato gruppo che diede vita a Giù al nord, Michele Serra e Giampiero Solari, assieme a Piero Guerrera ed Enzo Santin. Il gruppo, insieme ad Albanese, ha sviluppato suggestioni e testi scritti da Michele Serra attraverso un processo di rielaborazione scenica che ha portato alla definizione di questo spettacolo. Con Albanese, sulla scena i musicisti, Teo Ciavarella e Guglielmo Pagnozzi che lo accompagnano lungo gli umori, le paure e le nevrosi dei personaggi stralunati di Psicoparty.



PIERINO E IL LUPO (2001)
di S. Prokof'ev
con i professori d'orchestra scaligeri diretti da Roberto Rizzi Brignoli, produzione Teatro Alla Scala.

È una storia per l'infanzia, costituita da musica e testo di Prokof'ev, narrata da un narratore e accompagnata da un'orchestra.
Pierino è un bambino coraggioso che ha degli amici animali: un'anatra, un uccellino ed un gatto. Un giorno decide di cacciare un lupo malvagio e affamato che si aggira nei boschi, ma il suo nonno brontolone gli impedisce di svolgere tale impresa perché è pericolosa. Pierino dapprima non gli da ascolto, poi il nonno lo trascina nel giardino e chiude il cancello per impedire a Pierino di uscire. Da lì vede il gatto che cerca di cacciare il povero, vivace uccellino che si rifugia sui rami di un grande albero mentre l'anatra si fa una nuotatina. In quel momento arriva il lupo, ed il gatto raggiunge l'uccellino sull'albero. L'anatra, presa dal panico va sulla riva del lago e viene mangiata dal lupo, che non la mastica nemmeno. Pierino assiste alla scena e mentre l'uccellino svolazza davanti al lupo per distrarlo. Poi sempre l'uccellino va ad avvertire i cacciatori e gli dice che Pierino sta per essere mangiato dal lupo, nel frattempo Pierino ha ucciso il lupo e poi prende una robusta corda che lega alla coda del lupo, mentre l'altro pezzo di corda lo annoda ad un ramo dell'albero. Il lupo è morto grazie all'astuzia e coraggio di entrambi. In quel momento arrivano i cacciatori a suon di spari. Pierino però fa notare a loro che il lupo ormai è sconfitto e tutti insieme fanno un corteo trionfale. Anche l'anatra c'è, perché era viva nella pancia del lupo che non l'aveva masticata.



BUFFA OPERA - CONCERTO APOCALITTICO PER GRILLI, MARGHERITE, BLATTA E ORCHESTRA (1999)

Opera buffa e inedita scritta da S. Benni con musiche originali composte da Ennio Morricone e Luca Francesconi.

Buffa Opera è nuovo teatro musicale, una reinvenzione dell'opera buffa, genere che il Novecento pare aver dimenticato. Il testo - un inedito scritto apposta per l'occasione - è di Stefano Benni: è una spassosa metafora ecologico- politica che unisce alla battuta fulminante un solido impianto formale, studiato con il compositore. Protagonista di questo insolito esperimento musicale è una blatta, "impersonata" da Antonio Albanese, "uno scarafaggio che - dice Luca Francesconi - ha il diritto, o se lo prende, di rivendicare un posto al sole; senza essere subito annientata da una scarpa. O da un getto di Baygon. E diventa così una metafora di una condizione non solo entomologica ma anche, forse, dell'uomo stesso. La musica accoglie istanze e provocazioni diversissime, come nella tradizione dell'opera buffa, fra cui naturalmente il pirotecnico uso della voce e del corpo di Albanese e le diverse prospettive di lettura del testo letterario. Ma inquadra tutto in una necessità di fondo che è prima di tutto musicale. Anche avvalendosi del prezioso contributo della Buffa Orchestra, compagine appositamente costituita da solisti italiani che, oltre ad una grande preparazione tradizionale, hanno competenze straordinarie in altri ambiti musicali, dalla musica contemporanea al jazz".



GIU' AL NORD (1997)
di Antonio Albanese, Michele Serra ed Enzo Santin
collaborazione ai testi e regia di Giampiero Solari.

Il nord inteso come luogo immaginario dove la produttività e la necessità di lavoro diventano sinonimo di vita e viceversa. Otto personaggi ruotano intorno al tema del lavoro inteso come affaticamento, nevrosi , ossesione sociale e culturale sino ad arrivare all'identificazione dell'essere per lavorare e lavorare per essere. Antonio Albanese e i suoi multipli, porta in scena Perego, industriale self made man, produttore di eternit. Il Professore, un docente con sindrome da esami che boccia il suo primo allievo dopo quindici anni. Lo Scultore di Fumo, artista incompreso che sfoga la sua vena artistica disegnando nell'aria rarefatte figure immaginifiche. Il Capo-Officina, operaio simbolo dell'alienazione da fabbrica, che stringe relazioni solo con le macchine sulle quali lavora. Il Capoturno, fan della pulp-culture che descrive la provincia italiana popolata da persone agli estremi dell'immaginabile. L'Uomo che non sa che lavoro fa, una sorta di consulente globale full optional e iperattivo, millantatore di false professioni. Unico superstite del repertorio di Albanese è Alex Drastico, ex teorico del lavoro, che si ripresenta nei panni di imprenditore come titolare di una palestra.
Sono personaggi che sembrano uscire dallo stesso labirinto, vittime dell'arte dello sgobbare, parenti o forse conoscenti, comunque maschere paradossali, surreali e comiche di una realtà di fine secolo. Si muovono in un' ambientazione industriale esasperata dal suono del lavorio delle macchine, strumenti che si uniscono alle musiche eseguite dal vivo dal percussionista Piero Guerrera e dal sassofonista Massimo Cavallaro. L'epilogo è affidato ad Antonio Albanese che sveste i panni di personaggio per trasformarsi in narratore poetico di una storia dai contorni romantici che ridimensiona i ritmi all' interno di un paesaggio di lamiere.



UOMO (1992, 1994-1996)
di Antonio Albanese, Fabio Modesti e Fabio Amato

Dopo la malattia in Psicofarmaco, è ora di scena la depressione!
Protagonista del nuovo spettacolo di Antonio Albanese è un giovane depresso con alle spalle una travolgente storia d'amore, una lacerante e rovinosa passione per una misteriosa "lei" che se ne è andata facendolo precipitare in un baratro di profondo sconforto. Travagliatissimo dall'infelice avventura, il povero protagonista ci conduce, attraverso le sue piccole manie, le sue paure, in un vortice di comicità toccando i più svariati argomenti della vita quotidiana e soffermandosi , in particolar modo, a valutare i vantaggi e gli svantaggi della vita da "single" rispetto alla vita di coppia. Tra una storia e l'altra, il depresso ci presenta alcuni suoi amici, alcuni compagni di percorso, i quali in quanto a depressione, non se la passano davvero bene. Il primo compagno d'avventura che ci viene presentato è Alex Drastico: il giovane dal nome minaccioso, è arrabbiato furiosamente con il mondo intero ed in particolar modo con la persona che gli ha rubato il motorino. Nei confronti del povero ladro Alex Drastico scaglia una micidiale e spassosa maledizione. Dopo Alex Drastico è la volta di un nuovo personaggio: Albanese toglie la camicia assieme a un super sexy negligé, ecco apparire Efrem, l'amico transessuale e travestito. Il tenero Efrem ci racconta con grande sentimento una sua bellissima esperienza estiva sul Mar Avariatico: amanti tozzi alti un metro e venti e un mare di alghe in cui è più facile camminare che nuotare.
A chiudere lo spettacolo torna il depresso dell'inizio che si congeda con altre divertenti battute a proposito dell'ecologia, della salute, del fumo.
Tutto lo spettacolo è accompagnato dalle musiche dal vivo di un sax tenore nelle mani di Massimo Cavallaro: note e suoni che sottolineano i momenti più esilaranti e creano magiche atmosfere.